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Quindici anni fa, Alex Kontos aveva sedici anni, un portatile HP Compaq e la frustrazione di non trovare una versione a 64 bit di Firefox. Compilò il browser da solo, lo chiamò Waterfox, lo caricò su SourceForge e tornò ai suoi esami. In una settimana aveva 50.000 download. Da lì è nata una storia piuttosto lunga, ancora in corso.
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L’anniversario è l’occasione per guardare a cosa diventerà Waterfox nel corso del 2026, e la novità più rilevante riguarda il blocco delle pubblicità. Il browser adotterà un sistema di filtraggio nativo, costruito sulla libreria adblock di Brave, che funziona nel processo principale del browser anziché come estensione separata. La differenza non è banale: le estensioni come uBlock Origin sono soggette ai limiti imposti dalle API del browser, Manifest V3 di Google in testa, mentre un blocco integrato non lo è. Risultato: filtraggio più rapido, nessuna dipendenza da aggiornamenti esterni, nessun processo separato da gestire.
La scelta di appoggiarsi alla libreria di Brave è motivata anche da ragioni di licenza: è distribuita sotto MPL2, la stessa di Waterfox, il che evita i problemi di compatibilità che avrebbe creato la licenza GPLv3 di uBlock Origin.
Sul fronte della trasparenza economica, Kontos spiega che le pubblicità testuali resteranno visibili sulle pagine del motore di ricerca predefinito, Startpage, esattamente come fa Brave con il proprio partner. È il meccanismo che tiene in piedi il progetto. Chi vuole disabilitarlo completamente può farlo con un’opzione nelle impostazioni.
Una precisazione utile: chi usa già un’estensione per bloccare le pubblicità può continuare a farlo, la funzione nativa è pensata principalmente per i nuovi utenti o per chi non ha mai configurato nulla.
L’altra posizione che Waterfox ribadisce con chiarezza è l’assenza di funzioni di intelligenza artificiale integrate, in netta controtendenza rispetto a Firefox, Chrome e praticamente tutti i browser mainstream. Kontos lo dice senza giri di parole: il compito di un browser è caricare pagine web, proteggere i dati degli utenti e non mettersi in mezzo.
Per chi cerca un browser basato su Firefox senza le scelte discutibili di Mozilla degli ultimi anni, vale la pena tenerlo d’occhio, magari affiancando al browser una protezione DNS come NextDNS per un filtraggio più capillare anche fuori dal browser.


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