Penpot 2.13: ombre personalizzabili e gestione file migliorata

Penpot introduce il rendering WebGL in beta per i file più complessi

Con la 2.16 Penpot rende più fluida l’area di lavoro sui file pesanti grazie a un nuovo sistema di rendering, e semplifica l’uso dei design token nel pannello principale.

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Il canvas di Penpot ora può contare su un secondo motore di rendering, più veloce sui file pesanti. È la novità di punta della versione 2.16 “Alegria Geral”, che accanto a questo affina la gestione dei design token e raccoglie una lunga serie di rifiniture nate in buona parte dalla community.

Un nuovo motore di rendering in beta

Finora Penpot disegnava il contenuto dell’area di lavoro appoggiandosi all’SVG del browser, una scelta che regge bene sui progetti ordinari ma che si impantana quando il file si riempie di pagine, componenti ed effetti. La 2.16 affianca a quel sistema un motore basato su WebGL, pensato proprio per i casi più gravosi: design system corposi, documenti multi-pagina, board affollate. Il risultato che promette è un’interazione più scorrevole e un editing che resta stabile anche quando il progetto diventa ingombrante.

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Il nuovo motore resta disattivato di default e si attiva dalle impostazioni dell’account o direttamente dall’area di lavoro. Gli sviluppatori lo rilasciano dichiaratamente come beta e lo descrivono come la base su cui costruiranno i prossimi miglioramenti del canvas, invitando chi lo prova a segnalare eventuali comportamenti anomali con la funzione di feedback integrata. Il consiglio è di metterlo alla prova sul file più pesante che si ha sottomano.

I design token nel pannello Design

L’altra novità di peso riguarda chi lavora con i design token, i valori condivisi che tengono insieme un sistema di design: colori, spaziature, tipografia e simili. Penpot li aveva introdotti con la 2.6, ma per applicarli o controllarli bisognava spostarsi ogni volta nel pannello dedicato. Con la 2.16 i campi numerici della barra laterale Design li accettano in modo diretto: dimensioni e posizione, raggio degli angoli, rotazione, spaziature e padding dei layout flex, interlinea e spaziatura tra lettere, spessore del tratto, parametri delle ombre. Si possono applicare, ispezionare e usare anche nelle operazioni matematiche senza saltare da una scheda all’altra.

È un tassello atteso da tempo, perché il lavoro sui token smette di essere un’isola a parte e si integra con i controlli che si toccano tutto il giorno. Tra le aggiunte collegate ci sono l’importazione dei set di token da una libreria già collegata, la possibilità di rinominare e duplicare i gruppi di token e di copiarne il nome dal menu contestuale.

Un ciclo trainato dalla community

Il resto della release è fatto di interventi minori ma numerosi, con un apporto della community insolitamente ampio in questo ciclo: una cinquantina di miglioramenti e una settantina di correzioni. Tra le cose che si notano subito nell’uso quotidiano: una funzione di cerca e sostituisci per i contenuti testuali e i nomi dei livelli, il trascinamento per modificare i valori nei campi numerici senza digitarli, una barra di ricerca nella palette dei colori, i link cliccabili nei commenti, il supporto WOFF2 per i font caricati dagli utenti e la scorciatoia “incolla per sostituire” sugli oggetti selezionati.

Come riporta l’annuncio ufficiale, il nucleo del team resta concentrato su architettura, prestazioni e fondamenta più delicate, mentre i contributi esterni intervengono soprattutto sugli attriti di tutti i giorni. L’elenco completo, voce per voce, è nelle dev diaries del progetto.

Più che una release di sole funzioni, la 2.16 è anche un’operazione di consolidamento: le due novità di punta cambiano il modo in cui si muove il canvas e in cui i token si incastrano nel flusso di lavoro, mentre la lunga coda di correzioni toglie di mezzo attriti di cui ci si accorge solo quando spariscono.

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