Brave Origin smette di essere una curiosità riservata a chi seguiva i canali Nightly e Beta. Da qualche ora la versione essenziale del browser è approdata sul canale stabile, scaricabile senza giri strani su Windows, macOS, Linux e Android, con l’arrivo su iPhone e iPad previsto entro un paio di settimane insieme alla versione 1.91.
L’idea, descritta dalla stessa azienda nel post di annuncio, è quella di un browser che fa meno cose, non di più. Spariscono Leo AI, Rewards, il portafoglio crypto con i domini Web3, la VPN, le News, Talk, Tor, Speedreader, le statistiche di telemetria e diverse altre funzioni. Resta il nucleo che ha dato fama a Brave: il blocco di pubblicità e tracker tramite Shields, la velocità di navigazione e gli aggiornamenti di sicurezza ereditati da Chromium.
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Due modi per installarlo
Origin si può ottenere in due forme. La prima è un’applicazione separata, disponibile solo su desktop, in cui le funzioni rimosse vengono escluse alla radice dal programma: l’eseguibile risulta più leggero perché quel codice non viene proprio incluso. La seconda è un aggiornamento del Brave già installato, valido anche su mobile, che aggiunge un pannello nelle impostazioni dove le funzioni compaiono spente per impostazione predefinita. In quest’ultimo caso le voci restano presenti nel programma, solo disattivate.
Va detto, per onestà, che molte di queste funzioni si possono già nascondere o disattivare gratuitamente nel Brave normale. La differenza concreta dell’app autonoma è la pulizia reale del codice, non una capacità esclusiva che si sblocca pagando.
Quanto costa e perché su Linux non si paga

Il prezzo è di 59,99 dollari con acquisto unico. Non è un abbonamento: si paga una volta e si riceve un identificativo d’acquisto attivabile su tutti i propri dispositivi, con un limite mensile sul numero di attivazioni che si può comunque ampliare dal pannello dell’account. Per chi cambia idea, Brave prevede il rimborso completo entro 30 giorni.
Su Linux, invece, Origin è gratuito. Basta scaricarlo dalla pagina dedicata e, alla prima apertura, premere il pulsante che consente di proseguire senza pagare. Chi vuole può comunque acquistarlo per sostenere il progetto, ma non è richiesto.
Sul versante della riservatezza, Brave spiega di usare un sistema basato su Privacy Pass che scollega il pagamento dall’uso: il browser dimostra di possedere un acquisto valido senza che questo riveli chi sei.
Un modello che ha senso
Al netto dei dettagli, l’aspetto più interessante è il modello in sé. Brave, finora associata a pubblicità “rispettose” e funzioni crypto, prova a farsi pagare in modo diretto per un prodotto ripulito da tutto questo. È un esperimento che vale la pena osservare, anche perché chiede agli utenti di accettare un’idea spesso impopolare, cioè che un software curato, aggiornato e funzionante abbia un costo e che valga la pena sostenerlo.


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