Sui dispositivi del Parlamento europeo, le ricerche digitate nella barra degli indirizzi di Firefox ed Edge non passano più da Google. Dal 4 giugno il motore predefinito è Qwant, l’alternativa francese che si presenta come attenta alla privacy. Il cambio scatta in automatico ma resta reversibile: chi vuole può tornare a Google o scegliere un altro motore dalle impostazioni.
La decisione riguarda 720 eurodeputati e migliaia tra assistenti e personale amministrativo. Nella comunicazione interna, ripresa per prima da Euractiv e poi confermata da un portavoce a Reuters, il Parlamento parla di impegno verso la sovranità digitale e la protezione dei dati personali degli utenti.
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Una mossa che vale soprattutto come segnale
Il passaggio si inserisce in un disegno più ampio. Nelle stesse ore la Commissione europea ha presentato il suo pacchetto sulla sovranità tecnologica, con misure su chip, servizi cloud e intelligenza artificiale e la spinta a comprare e usare prodotti europei. Cambiare il motore di ricerca predefinito è il tassello più visibile e immediato di questa strategia.
Visibile, ma anche piccolo. Google gestisce circa nove ricerche su dieci in Europa, e modificare l’impostazione di default su qualche migliaio di computer non sposta quel rapporto di forze. Soprattutto, le istituzioni europee restano profondamente legate al software statunitense. La stessa Commissione europea è stata richiamata dal Garante europeo della protezione dei dati per l’uso di Microsoft 365, ritenuto non conforme alle norme UE sulla privacy.
Resta da vedere se la scelta del Parlamento verrà seguita da passi più concreti sulle dipendenze che contano davvero, oppure se si fermerà al gesto simbolico di un motore di ricerca diverso nella barra degli indirizzi.
Cos’è oggi Qwant
Qwant nasce nel 2011 e viene lanciato pubblicamente nel 2013, con la promessa di non tracciare gli utenti, non costruire profili pubblicitari e non rivendere i dati personali. Per anni è stato raccontato come il “Google francese”, tra alterne fortune e diverse critiche sul reale funzionamento del suo indice.
Dal 2023 non è più l’azienda indipendente delle origini. È stato acquisito da Synfonium, la struttura creata da Octave Klaba, fondatore di OVHcloud, e partecipata al 25% dalla Caisse des Dépôts, la cassa depositi pubblica francese. L’obiettivo di Klaba è raccogliere sotto un’unica insegna diversi servizi europei, dal motore di ricerca al cloud, per costruire un’alternativa ai grandi gruppi statunitensi. Scegliere Qwant, quindi, significa anche dare visibilità a quel progetto di campione europeo del digitale.
Quali dati raccoglie davvero Qwant
Vale la pena guardare cosa succede a chi usa Qwant senza account e rifiuta i cookie, perché è lì che la promessa sulla privacy si misura. In quel caso il motore non installa cookie pubblicitari, non costruisce profili e non usa pixel o tecniche di rilevamento del dispositivo durante la navigazione. Le parole cercate restano legate a un identificatore pseudonimo per un mese, poi vengono conservate in forma aggregata per dodici. Raccoglie comunque alcuni dati tecnici, come tipo di dispositivo, sistema operativo, lingua, data e ora, paese, più un hash dell’indirizzo IP reso anonimo da una chiave che cambia almeno ogni tre mesi.
C’è un aspetto che ridimensiona l’idea di motore pienamente indipendente. Per restituire i risultati Qwant si appoggia a Microsoft, e alla rete di Bing invia i dati della ricerca: parole chiave, informazioni sul browser, i primi tre byte dell’indirizzo IP (l’indirizzo completo per chi ha un account), l’area geografica approssimativa e alcuni identificatori pseudonimi. Per individuare frodi e clic automatici può inoltre trasferire a Microsoft l’IP completo. Sono dati pseudonimizzati, ma escono ogni volta verso un fornitore statunitense.
L’indice europeo costruito con Ecosia
Proprio quella dipendenza da Bing è ciò che Qwant sta provando a superare. Da novembre 2024 collabora con la tedesca Ecosia in una società comune al 50%, European Search Perspective, con sede a Parigi, per costruire un indice di ricerca europeo e autonomo chiamato Staan. L’obiettivo è non appoggiarsi più agli indici di Google e Microsoft e disporre di una base dati propria, aperta anche ad altri motori e a chi sviluppa intelligenza artificiale. Il primo passo concreto è arrivato nell’agosto 2025: gli utenti di Ecosia in Francia hanno iniziato a ricevere una parte dei risultati direttamente da questo indice, con l’obiettivo di coprire circa un terzo delle ricerche francesi entro fine anno. È un progetto ancora ai primi passi, ma è la parte più sostanziale della vicenda: un motore predefinito conta poco se i risultati arrivano comunque da oltreoceano, mentre un indice europeo proprio cambierebbe davvero le carte.


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