Prima di iniziare l’articolo una piccola premessa: scusate se in questo periodo ci sono stati pochi aggiornamenti su Yoota, cercherò di riprenderli pian piano, ma ci sono stati grandi cambiamenti personali e devo un po’ riprendere il ritmo e tutto quanto. L’idea è sempre quella di non abbandonare il buon Yoota ovviamente ma in questo periodo potrebbero esserci meno aggiornamenti!
Con l’aggiornamento alla versione 1.92, Brave ha introdotto i container nativi su desktop, colmando una lacuna che i browser basati su Chromium non avevano ancora mai affrontato così di petto. Firefox li offre da anni come funzionalità integrata, attivabile direttamente dalle impostazioni o tramite about:config, mentre l’estensione Multi-Account Containers di Mozilla aggiunge solo un livello di controllo più granulare.
// affiliato ▸ Surfshark Search · Ricerca privata, zero tracciamento da 2.50€ al mese · Provalo gratis →
I container permettono di isolare le schede l’una dall’altra: ogni contenitore mantiene i propri cookie, la propria memoria locale e le proprie sessioni di login separate. In pratica, è possibile aprire due account dello stesso servizio, magari uno personale e uno lavorativo, nella stessa finestra senza che l’uno interferisca con l’altro. I contenitori predefiniti proposti da Brave sono quattro: Personale, Lavoro, Sociale e Scuola.
L’attivazione è semplice: basta andare nelle impostazioni, nella sezione dedicata ai contenuti, e abilitare i container. In alternativa, cliccando col tasto destro su una scheda si può selezionare “Apri in contenitore” e scegliere la categoria desiderata.

Comodità, non solo privacy
Brave è stata piuttosto trasparente sul posizionamento di questa funzione. Il browser implementa già lo storage partitioning, un meccanismo che isola automaticamente ogni sito e le sue richieste di terze parti impedendo ai tracker di seguire gli utenti sul web. Per questo motivo, l’azienda definisce i container una funzionalità di convenienza più che uno strumento di privacy vero e proprio. Il valore sta nel poter presentare identità diverse agli stessi siti e gestire flussi di lavoro specifici, non nell’aggiungere un ulteriore livello di protezione.
Un esempio pratico: chi ha un account Google legato al lavoro potrebbe voler aprire YouTube in un contenitore separato per evitare che la cronologia delle visualizzazioni venga associata al profilo professionale. Oppure uno sviluppatore potrebbe testare un’applicazione con una scheda autenticata come amministratore e un’altra come utente normale.
Cosa cambia per chi usa Chromium
Firefox resta il punto di riferimento per chi sfrutta i container in modo avanzato: l’estensione Multi-Account Containers permette l’assegnazione permanente di un sito a un contenitore specifico, container temporanei che si chiudono automaticamente, denominazione e colore personalizzabili. Brave, al momento, propone un’interfaccia più essenziale e categorie prefissate, sebbene sia ragionevole aspettarsi ampliamenti nelle prossime versioni dato che il rollout della funzione è graduale e appena iniziato.
Il significato di questa mossa sta nel portare i container su base Chromium senza bisogno di estensioni di terze parti. Chi finora gestiva account multipli su Chrome o derivati usando profili separati o browser diversi ora ha un’alternativa nativa.
I container sono disponibili nella versione 1.92 di Brave per Windows, macOS e Linux, con rollout progressivo sui diversi sistemi operativi.


Mastodon
Telegram
Bluesky
Lascia un commento