A febbraio Ladybird ha fatto un cambio tecnico importante (abbiamo già raccontato della scelta Rust), ma quello che conta davvero è quello che gli utenti sentono quando lo usano: il browser sta diventando meno frustrante.
Le piccole cose che la maggior parte dei browser fa senza che ce ne accorgiamo, Ladybird spesso le sbagliava. Quando selezioni del testo trascinando il mouse, il browser dovrebbe scrollare automaticamente se arrivi al bordo della finestra. Oppure quando doppi-clicchi su una parola per selezionarla, dovrebbe permetterti di trascinare per estendere la selezione parola per parola. Cose all’apparenza banali che Ladybird, però non faceva. Ora, invece, le fa.
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Stesso discorso per il cursore lampeggiante nei campi di testo vuoti, per le caselle di input che si scorrono quando il testo è troppo lungo, per il tasto Tab che seleziona il contenuto di un campo. Sono tutte cose che dai browser moderni sembrano ovvie, ma che richiedono codice meticoloso per funzionare bene. Ladybird le sta aggiungendo una per una.
Il risultato concreto è che i siti veri iniziano a funzionare meglio. Discord, che a gennaio era lentissimo, ora gira a 120 fotogrammi al secondo su un MacBook. Wikipedia si vede correttamente. Tumblr finalmente carica il feed. X.com è più responsivo. Non sono miracoli, ma sono il segnale che il progetto sta uscendo dalla fase “interessante esperimento” ed entrando in quella “potrebbe davvero servire a qualcosa”.
Il team ha anche ottimizzato come il browser gestisce i cookie: invece di chiedere al sistema ogni volta che uno script legge un cookie (cosa che succede centinaia di volte durante il caricamento di una pagina), ora tiene una copia in memoria e la aggiorna solo quando effettivamente cambia.
Febbraio probabilmente è stato il mese in cui Ladybird ha smesso di essere un progetto che “ha potenziale” e ha iniziato a essere un browser che funziona.


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