Pochi mesi dopo il lancio, OpenAI mette fine a Sora. L’annuncio è arrivato il 24 marzo con un post sintetico sull’account ufficiale dell’app: saluti agli utenti, promessa di comunicare le date precise e i dettagli su come esportare i propri contenuti prima dello spegnimento definitivo.
Sora era partita come strumento di generazione video e si era trasformata in qualcosa di più ambizioso: una piattaforma social costruita attorno ai video generati dall’intelligenza artificiale, con un’interfaccia a scorrimento verticale che non nascondeva affatto la sua ispirazione a TikTok. Il lancio a settembre 2025 aveva portato l’app in cima alle classifiche dell’App Store, con picchi di oltre tre milioni di scaricamenti al mese. Nel giro di pochi mesi, però, i numeri erano già crollati, e con loro le prospettive di tenere in piedi un prodotto che richiedeva risorse computazionali considerevoli.
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La motivazione ufficiale di OpenAI è quella del focus: il team di Sora viene dirottato sulla ricerca in “world simulation” per far avanzare la robotica. Tradotto: l’azienda ha deciso che i chip valgono di più se spesi altrove, tra la competizione crescente con Anthropic e Google e la prospettiva di una quotazione in borsa all’orizzonte.
Con la chiusura di Sora cade anche ChatGPT come strumento di generazione video, funzionalità che era stata integrata nel prodotto principale.
Il miliardo con Disney che non è mai esistito
La notizia più rumorosa che si porta dietro è la fine dell’accordo con Disney. A dicembre era stato annunciato un accordo triennale da un miliardo di dollari: Disney avrebbe concesso in licenza oltre 200 personaggi tra Disney, Marvel, Pixar e Star Wars per la generazione di video su Sora, con una selezione di contenuti destinata anche a Disney+. Il denaro, come conferma una fonte vicina alla questione citata da più testate, non è mai cambiato di mano. L’accordo si chiude prima di cominciare.
Un prodotto che non ha mai trovato la sua ragione di esistere
Oltre ai numeri in calo, Sora si era portata dietro una scia di problemi difficili da ignorare. La funzione “Characters”, che permetteva di usare il proprio volto per comparire nei video generati, si era trasformata in un generatore di deepfake accessibile a chiunque, nonostante i filtri dichiarati. Erano emersi video di Martin Luther King Jr. e Robin Williams, tanto da spingere le rispettive figlie a chiedere pubblicamente agli utenti di smettere. Contenuti protetti da copyright venivano riprodotti sistematicamente aggirando le limitazioni.
In tutto questo, come riporta TechCrunch, l’app ha generato circa due milioni di euro di acquisti in-app in tutta la sua vita. Una cifra che, per un’azienda che opera già in perdita massiccia, racconta molto sul perché la spina sia stata staccata.


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