Il problema con l’AI applicata al design è noto: si ottengono schermate che sembrano corrette a colpo d’occhio, ma non appartengono a nessun sistema. Font sbagliati, componenti diversi da quelli in uso, spaziature arbitrarie. Con il rilascio in beta del suo server MCP, Figma prova ad affrontare il punto alla radice: gli agenti non disegnano più da zero, ma lavorano con i componenti, le variabili e i token già definiti dal team.
Tramite lo strumento use_figma, client come Claude Code, Codex, Cursor, Copilot e altri compatibili con MCP possono creare e modificare elementi direttamente sul canvas, attingendo al sistema di design come unica fonte. Il risultato è contenuto Figma nativo, modificabile come qualsiasi altro elemento del file.
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Insieme all’accesso al canvas, Figma introduce le skills: file in formato markdown che specificano come un agente deve operare, definendo passaggi, convenzioni e logiche di lavoro senza bisogno di scrivere codice. Al lancio sono disponibili nove skills di esempio, pensate per attività come la costruzione di librerie di componenti, la generazione di specifiche di accessibilità e il collegamento tra token di design e codice. Le skills supportano anche cicli di autocorrezione, in cui l’agente confronta l’output con la struttura reale del file e interviene di conseguenza.
Qualche limite da tenere a mente: immagini e font personalizzati non sono ancora supportati, e per scrivere sul canvas serve un Full seat. I titolari di Dev seat possono usare il server solo in lettura. Il servizio è gratuito durante la fase beta; in seguito passerà a un modello a consumo.


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