Ghost e Home Assistant condividono più di quanto sembri: entrambi sono open source, entrambi gestiti da fondazioni no-profit, entrambi costruiti con l’idea che il software che conta dovrebbe rispondere agli utenti, non agli investitori. Aveva senso, prima o poi, che si parlassero.
Da qualche settimana è disponibile l’integrazione ufficiale di Ghost per Home Assistant, già inclusa nella versione 2026.3 della piattaforma domotica. La configurazione richiede pochi passaggi: si crea un’integrazione personalizzata nel pannello di amministrazione di Ghost, si copiano l’URL dell’API e la chiave amministrativa, e si aggiunge Ghost dalla sezione integrazioni di Home Assistant.
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Una volta connessa, la pubblicazione diventa una fonte di sensori: abbonati totali, paganti e gratuiti, entrate mensili e annuali (se si usa Stripe), post pubblicati, bozze, statistiche sull’ultima newsletter (email inviate, aperte, percentuale di apertura, clic) e, per chi ha già attivato ActivityPub su Ghost 6, anche i follower e i seguiti sul Fediverso.
Fin qui, un cruscotto carino. La parte interessante è che Home Assistant può usare qualsiasi variazione di questi sensori per far scattare automazioni. Un alert sul telefono quando si raggiunge un traguardo di abbonati, le luci dell’ufficio che lampeggiano quando parte una newsletter, il totale degli iscritti su un display a sette segmenti collegato a un Arduino: se Home Assistant riesce a controllarlo, Ghost può azionarlo.

L’integrazione è classificata come “Gold quality” nella documentazione ufficiale di Home Assistant, a indicare un livello di manutenzione e copertura dei test superiore alla media. Il polling avviene ogni cinque minuti. Per chi gestisce una pubblicazione su Ghost self-hosted, è sufficiente aggiornare all’ultima versione per averla disponibile; su Ghost Pro è già attiva.
È una di quelle integrazioni di nicchia che non cambiano la vita a nessuno, ma che chi usa entrambi gli strumenti troverà subito un motivo per installare.


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