Opera Neon è il browser “agente” di Opera, disponibile solo in abbonamento, pensato per chi vuole delegare all’AI operazioni di navigazione più complesse: ricerche multi-fonte, automazioni, creazione di widget e report. Non è il browser che si usa tutti i giorni, ma un prodotto separato rivolto a chi lavora con flussi di lavoro assistiti dall’AI.
Può ora funzionare come server MCP, aprendo la sessione di navigazione a client AI esterni compatibili con il protocollo. L’aggiornamento, annunciato il 31 marzo, riguarda per ora i soli abbonati a pagamento del browser.
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In pratica, strumenti come Claude Code, ChatGPT, Lovable o n8n possono connettersi direttamente al browser, accedere alle schede aperte, leggere il contenuto delle pagine, scattare screenshot, compilare moduli e aprire nuovi tab, tutto senza che l’utente debba copiare e incollare manualmente il contesto tra un’applicazione e l’altra.
A differenza di soluzioni che operano in ambienti di navigazione simulati, Opera Neon lavora sulla sessione reale del browser, con l’utente già autenticato sui propri servizi. L’autenticazione avviene tramite OAuth2 e un URL dedicato al server MCP, mentre un proxy persistente mantiene la connessione stabile anche quando il browser viene chiuso.

Opera si autoproclama primo browser AI “major” con un server MCP integrato. Una versione semplificata del connettore è prevista anche per Opera One e Opera GX, i browser più diffusi dell’azienda.
Vale la pena ricordare che MCP è uno standard aperto sviluppato da Anthropic e poi ceduto alla Linux Foundation.


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