Brave ha presentato una versione rinnovata delle sue API di ricerca, pensata per fornire ai modelli di linguaggio dati più precisi e meglio organizzati rispetto a quelli dei concorrenti. Il cuore della novità si chiama LLM Context API, un sistema che estrae e ordina le informazioni dal web in un formato ottimizzato per essere “digerito” dall’intelligenza artificiale.
I dati contano più del modello
Il punto più interessante dell’annuncio riguarda i risultati di un test interno condotto da Brave a fine novembre 2025. Utilizzando il proprio chatbot Ask Brave, alimentato dal modello open source Qwen3 (tutt’altro che il più potente in circolazione), l’azienda sostiene di aver superato in qualità le risposte di ChatGPT, Perplexity e Google AI Mode su un campione di 1.500 domande reali. Il merito, secondo Brave, non sta nel modello ma nella qualità dei dati forniti come contesto: con informazioni più pertinenti e ben strutturate, anche un modello meno avanzato può produrre risposte migliori.
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È una tesi provocatoria ma che ha il suo fascino, soprattutto in un momento in cui la corsa all’intelligenza artificiale sembra concentrata solo sulla potenza dei modelli.
Piani più semplici e crediti gratuiti
Oltre all’aspetto tecnico, Brave ha semplificato i piani tariffari per gli sviluppatori. Il piano Search, che include ricerca web, immagini, video e la nuova API, costa 5 dollari ogni mille richieste. Il piano Answers, che restituisce risposte già elaborate e verificate, parte da 4 dollari ogni mille ricerche più 5 dollari per milione di token. Tutti i piani includono 5 dollari di credito gratuito mensile rinnovabile, un modo piuttosto accessibile per iniziare a sperimentare.
Brave continua a puntare sulla privacy come elemento distintivo: nessun dato viene conservato, nessuna query viene usata per addestrare modelli proprietari e l’intera infrastruttura resta indipendente dai colossi della tecnologia.


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