Mullvad lancia la campagna “And Then?” per denunciare Chat Control

Mullvad VPN ha deciso di passare alle maniere forti. La società svedese ha lanciato una campagna video chiamata “And Then?” con l’obiettivo di mettere i cittadini davanti alla realtà di Chat Control, la proposta legislativa dell’Unione Europea che continua a tornare sul tavolo nonostante le bocciature e le polemiche.

Non è la classica campagna pubblicitaria di un servizio VPN: è un atto d’accusa contro un sistema che Mullvad definisce corrotto fin dalle sue fondamenta.

Chat Control: il ritorno del sorvegliato speciale

Novembre 2025. Mentre pensavate che Chat Control fosse morto e sepolto dopo il no del Parlamento Europeo, la proposta è riemersa nel Consiglio dell’UE con una nuova veste. Il nome è cambiato, alcune parole sono state sostituite, ma la sostanza rimane invariata: scansione automatica delle comunicazioni private, sistemi di intelligenza artificiale che setacciano i nostri messaggi, obbligo di identificazione per usare app di messaggistica.

Il tutto giustificato dalla lotta alla pedopornografia online. Un obiettivo nobile che però, secondo esperti legali e organizzazioni per i diritti digitali, nasconde un sistema di sorveglianza di massa incompatibile con i diritti fondamentali dell’Unione Europea.

Come siamo arrivati qui: una storia grottesca

La vicenda inizia in modo surreale. Ashton Kutcher, sì proprio l’attore, convince la Commissione Europea che esiste una tecnologia magica: un sistema che può scandire tutto ciò che passa sui dispositivi dei cittadini europei – messaggi, foto, email, chiamate – cercando materiale pedopornografico senza però guardare il resto. Una sorta di cane antidroga digitale che fiuta solo il materiale illegale senza vedere nient’altro.

Kutcher era alla guida di Thorn, un’organizzazione tecnologica presentata come no-profit impegnata nella protezione dei minori. I politici europei gli hanno creduto.

Nel 2022 arriva la proposta ufficiale di Ylva Johansson, Commissaria europea, che presenta Chat Control come soluzione definitiva al problema degli abusi sui minori online.

La narrazione è semplice: scandiremo tutto, ma cercheremo solo materiale pedopornografico.

Quando gli esperti hanno detto no

La proposta è stata demolita sistematicamente dagli esperti: il servizio legale della stessa Commissione Europea ha sollevato dubbi sulla sua legittimità. Il Consiglio dei Ministri ha espresso perplessità. Il Garante europeo della protezione dei dati ha messo in guardia sui rischi. Le Nazioni Unite hanno parlato esplicitamente di violazione dei diritti umani fondamentali e di rischio concreto di autocensura.

Ex giudici della Corte di Giustizia Europea hanno affermato senza mezzi termini che la proposta viola la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. 465 ricercatori hanno firmato una lettera aperta per spiegare le conseguenze disastrose di un simile sistema.

La risposta di Johansson a tutte queste critiche è stata, in sostanza: “E i bambini?”.

I conflitti di interesse

Poi sono emersi i retroscena. Thorn, l’organizzazione di Kutcher che aveva fatto lobbying per Chat Control, vendeva esattamente il tipo di tecnologia che sarebbe stata necessaria per implementare la proposta. Un dettaglio non proprio secondario per un’organizzazione registrata come charity nel registro europeo delle lobby.

Ma non finisce qui. Documenti interni hanno rivelato che Thorn e la Commissione UE avevano finanziato e creato “organizzazioni per i diritti dei bambini” che pubblicamente sostenevano Chat Control. Nei consigli d’amministrazione di queste organizzazioni sedevano rappresentanti della Commissione, servizi di intelligence non europei e membri di Thorn stesso.

Una strategia interna descritta in questi termini: “divideremo e conquisteremo i parlamentari europei schierando sopravvissuti agli abusi dei paesi d’origine dei singoli deputati”. Quello che sembrava attivismo spontaneo era in realtà lobbying orchestrato.

Europol e i politici: due pesi, due misure

Europol ha fatto sapere di volere accesso illimitato ai dati raccolti, non solo per crimini contro i minori ma per qualsiasi tipo di indagine. Anche il materiale “innocente” andrebbe conservato perché “potrebbe essere utile alle forze dell’ordine in futuro”.

Nel frattempo, alcuni politici a Bruxelles hanno proposto di esentare le loro comunicazioni dalla scansione. La sorveglianza di massa va bene per i cittadini ma non per chi la vota.

Il no del Parlamento (ignorato)

Nell’ottobre 2023 il Parlamento Europeo ha bocciato Chat Control con un consenso quasi storico, definendola esplicitamente sorveglianza di massa. Un deputato ha sintetizzato così: “La Commissione non si stava concentrando sulla protezione dei bambini ma voleva la sorveglianza di massa”.

Johansson ha tentato di aggirare il voto parlamentare puntando tutto sul Consiglio dell’UE, dove servono entrambe le approvazioni. Per vincere la battaglia dell’opinione pubblica, l’ufficio della Commissaria ha usato micro-targeting illegale sui social media. Convocata per un’audizione al Parlamento Europeo per spiegare i legami con Thorn, l’uso di tecniche pubblicitarie illegali e il rifiuto di rendere pubblici i documenti sui rapporti con l’organizzazione di Kutcher, ha risposto con la solita retorica.

Going Dark e ProtectEU: il piano B

Quando Chat Control è diventato politicamente insostenibile, sono arrivate nuove iniziative con nomi diversi: Going Dark e ProtectEU. Stessa minestra, piatto diverso. L’unica differenza? La scusa non sono più i bambini ma la criminalità organizzata.

Ancora una volta, servizi di intelligence non europei sono coinvolti nel processo. L’espressione “going dark” non è casuale: arriva dall’FBI ed esprime la frustrazione delle agenzie di sorveglianza di fronte alla crittografia end-to-end.

La campagna “And Then?”

Mullvad ha deciso di raccontare questa storia con una serie di video che vanno dritti al punto. Niente fronzoli, solo la sequenza degli eventi presentata come un domino inquietante. Ogni rivelazione seguita dalla domanda: “And then?”, ovvero : e poi?

Dove siamo oggi

Più di tre anni dopo la presentazione originale, il Consiglio dell’UE non è ancora riuscito a trovare una posizione comune su Chat Control. La proposta continua a cambiare forma ma non sostanza. L’ultimo bozza di novembre 2025 usa terminologie diverse, ma gli esperti avvertono: il risultato sarebbe comunque la scansione di massa delle comunicazioni private, con il rischio concreto di estenderla anche ai servizi con crittografia end-to-end.

Se Chat Control non dovesse passare, ProtectEU è già in fila come prossimo tentativo. Il copione è sempre lo stesso: presentare la sorveglianza come necessità assoluta per la sicurezza, ridurre al silenzio le critiche tecniche e legali, ignorare le violazioni dei diritti fondamentali.

Cosa possiamo fare

Mullvad chiude la sua campagna con un messaggio chiaro: tocca ai cittadini europei far sentire la propria voce. Senza pressione dall’opinione pubblica, il rischio è finire con un sistema di sorveglianza totale, vulnerabilità di sicurezza massicce e zero privacy per la stragrande maggioranza delle persone nell’UE.

La battaglia per la comunicazione privata e sicura continua. E la domanda “And then?” resta sospesa, in attesa di una risposta che dipende da noi.


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