X lancia la geolocalizzazione degli account (e scoppia il caos)

X lancia la geolocalizzazione degli account (e scoppia il caos)

Quella che doveva essere una mossa per la trasparenza si è trasformata in un boomerang (finto e voluto o meno) per X. La piattaforma ha attivato una nuova funzione che mostra da quale paese opera ogni singolo account e si è scoperto che centinaia di profili che si spacciavano per americani patriottici erano in realtà gestiti dall’estero.

Come funziona “About This Account”

Il meccanismo è semplice: basta cliccare sulla data di iscrizione di qualsiasi profilo per aprire una scheda con informazioni dettagliate sull’account. Oltre al paese di origine, X mostra anche quante volte è stato cambiato l’username, da quale app store è stato scaricata l’app e altri dati che dovrebbero aiutare a distinguere account autentici da bot o troll farm.

L’annuncio ufficiale è arrivato sabato scorso da Nikita Bier, responsabile prodotto di X, che ha presentato la funzione come “un primo passo importante per garantire l’integrità della piazza pubblica globale”. Per chi vive in paesi dove la libertà di espressione è limitata, c’è la possibilità di mostrare solo la regione geografica.

Il lancio disastroso e il dietrofront

Le cose però non sono andate esattamente come previsto. La funzione è stata attivata venerdì, poi disattivata dopo poche ore, riattivata sabato, e nel frattempo ha scatenato un putiferio. Il motivo? Molti account di alto profilo mostravano informazioni imbarazzanti o palesemente sbagliate.

Il caso più eclatante riguarda l’account del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS), che secondo alcuni screenshot circolati online risultava registrato da Tel Aviv, Israele. Screenshot e video sono diventati virali in poche ore, costringendo il DHS a smentire pubblicamente, definendo il tutto “fake news” e accusando di manipolazione.

Bier ha spiegato che la funzione era stata temporaneamente disattivata perché “il paese di creazione dell’account era errato su un sottoinsieme molto piccolo di account vecchi, a causa dei range di IP che cambiano nel tempo”. Ha poi riattivato tutto rimuovendo però il dato sul paese di creazione originale, lasciando solo la posizione attuale.

Gli account “patriottici” che non erano poi così americani

Al di là dei problemi tecnici, la funzione ha fatto emergere una realtà scomoda: decine di account con centinaia di migliaia di follower, che promuovevano contenuti ultra-nazionalisti americani con tanto di bandierine a stelle e strisce, risultavano basati in Europa dell’Est o in altri paesi.

Un esempio citato da diverse fonti è “MAGA NATION“, account da 400.000 follower che si autodefinisce “America First” ma che risulta registrato in un paese dell’Europa orientale non appartenente all’UE. Come riporta NBC News, la situazione ha innescato un’ondata di “detective online”, utenti che hanno iniziato a verificare sistematicamente i profili più controversi.

Privacy e problemi tecnici ancora aperti

X determina la posizione dell’account attraverso vari segnali: l’app store da cui è stata scaricata l’app, i pattern storici degli IP, i dati di pagamento per gli abbonamenti e la cronologia dei dispositivi. Se viene rilevato l’uso di VPN o proxy, appare un avviso che dice “Il paese o la regione potrebbe non essere accurato”.

Gli utenti possono scegliere di mostrare solo la regione invece del paese specifico, ma questa opzione, pensata per proteggere chi vive in regimi autoritari, è diventata anche uno strumento per nascondere l’origine vera degli account sospetti.

X non è certo la prima piattaforma a implementare una funzione del genere: Instagram offre da tempo una sezione “About this account” simile, e anche Facebook ha strumenti di trasparenza per le pagine. La differenza però sta nel contesto: X è diventata negli ultimi anni il terreno di battaglia preferito per le guerre di informazione, le campagne di influenza straniera e i bot politici.

Cos’è successo davvero

Mettendo insieme i pezzi, emerge un quadro chiaro: X ha lanciato una funzione potenzialmente utile ma tecnicamente acerba, che ha subito esposto sia problemi di accuratezza dei dati sia l’entità reale delle operazioni di influenza straniera sulla piattaforma. La gestione raffazzonata del lancio, con attivazione, disattivazione e ri-attivazione nel giro di 48 ore, ha poi alimentato teorie del complotto e sfiducia.

Come ha scritto Bier rispondendo a chi chiedeva spiegazioni sulla precisione del sistema: “i dati verranno aggiornati periodicamente in base alle migliori informazioni disponibili, su una schedule randomizzata per preservare la privacy”. In pratica: ci stiamo ancora lavorando, abbiate pazienza.

Cosa cambia per gli utenti

Per chi usa X normalmente, la funzione può essere uno strumento utile per valutare l’autenticità di account e contenuti, specialmente quando si parla di temi politici o controversi.

Il lato negativo è che la funzione è ancora imprecisa e può essere aggirata con VPN (anche se segnalate), ha inoltre creato nuove preoccupazioni sulla privacy soprattutto per chi vive in paesi dove essere identificati può avere conseguenze serie.

L’impressione è che X abbia voluto muoversi veloce per battere sul tempo altre piattaforme, finendo però per lanciare un prodotto non completamente testato. Il risultato è un mix tra trasparenza forzata e pasticcio tecnico che sta rivelando più di quanto X stessa forse volesse mostrare.


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