È ormai indubbio che trovare contenuti di qualità online sta diventando sempre più difficile. Google premia i siti ottimizzati ossessivamente per la SEO, i social spingono chi urla più forte e le piattaforme chiuse tengono tutto dentro le loro app. E chi scrive sul proprio sito indipendente (come Yoota)? Spesso resta invisibile.
Ghost, la nota piattaforma open source per newsletter e blog, ha deciso di affrontare il problema a modo suo: ha costruito Ghost Explore, un vero e proprio motore di scoperta dedicato esclusivamente alle pubblicazioni che usano il suo software.
Come funziona
L’idea è semplice: riunire in un unico posto tutte le migliori testate indipendenti sparse per il web. Fino a ieri Ghost aveva provato con una directory curata a mano, ma scalare manualmente decine di migliaia di siti era impensabile.
La soluzione? Una collaborazione con Ahrefs, uno degli strumenti più usati per analizzare il posizionamento dei siti nei motori di ricerca. I dati di Ahrefs alimentano l’algoritmo di ranking di Explore, permettendo di distinguere le pubblicazioni di qualità da quelle meno rilevanti senza che sia necessario un intervento umano.
Chi usa Ghost dalla versione 6.0 in poi trova una nuova opzione nelle impostazioni: attivandola, il proprio sito viene indicizzato automaticamente. Di base vengono condivisi solo i dati pubblici (nome, descrizione, indirizzo), ma per chi lo vuole è possibile sbloccare anche le metriche di crescita per arrivare più in alto nei risultati.
L’integrazione con il Fediverso
C’è anche una sezione dedicata al cosiddetto “Social Web”, ovvero tutte quelle pubblicazioni Ghost che hanno attivato il supporto al Fediverso (del quale fa parte anche Yoota grazie all’integrazione di WordPress). Una sorta di directory per chi vuole seguire newsletter e blog direttamente dal proprio profilo federato, senza passare per le piattaforme tradizionali.
Come riporta il blog ufficiale di Ghost, l’obiettivo è chiaro: premiare chi investe sulla qualità e sulla costanza, non chi insegue il clickbait o la polemica facile. E dare ai lettori un modo alternativo per scoprire voci che altrimenti resterebbero sepolte (ehi, quasi mi hanno fatto venire voglia di fare il sito su Ghost anziché su WordPress!).


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