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Chi prova a tenere d’occhio cosa succede davvero dietro le quinte dei siti web probabilmente conosce già Blacklight. È uno strumento online che permette di analizzare una pagina e capire quali traccianti sono attivi. Ora viene fatto un passo in più, aggiungendo al radar anche quelli di TikTok e X.
Fino a oggi Blacklight venivano segnalati soprattutto i traccianti di Google e Meta. Con questo aggiornamento il quadro si amplia e diventa più rappresentativo di come funziona davvero la pubblicità online nel 2026, fatta di piattaforme social che seguono gli utenti ben oltre i propri confini.
Cosa sono i pixel e perché contano
I pixel di tracciamento sono piccoli frammenti di codice inseriti nei siti web. All’apparenza invisibili, servono a inviare dati alle piattaforme che li gestiscono. Parliamo di informazioni sulle visite, sulle azioni compiute, a volte sugli acquisti o sulle ricerche fatte.
Quando lo stesso pixel è presente su moltissimi siti, chi lo controlla può ricostruire profili piuttosto dettagliati degli utenti. È così che nascono le categorie pubblicitarie ultra mirate, ma è anche il motivo per cui questi strumenti sono sempre più al centro di discussioni legali e politiche.
Cosa cambia con l’aggiornamento di Blacklight
Inserendo l’indirizzo di un sito su Blacklight, ora è possibile sapere se quella pagina utilizza anche i pixel di TikTok o di X. Non solo, cliccando sulle opzioni avanzate si può scaricare un archivio con informazioni più approfondite sui dati che vengono trasmessi.
Non è una bacchetta magica e non spiega nel dettaglio come le aziende useranno quei dati, però aiuta a capire chi li sta ricevendo. Ed è già un bel passo avanti.
Perché strumenti così servono sempre di più
In passato Blacklight è stato usato anche per indagini più ampie, mostrando come pixel pubblicitari fossero presenti su siti governativi e sanitari, con conseguenze piuttosto serie. Aggiungere TikTok e X significa avere una visione ancora più completa dell’ecosistema del tracciamento online.
Se poi si vuole fare un passo ulteriore nella protezione quotidiana, affiancare strumenti di analisi a soluzioni pratiche non è una cattiva idea. Ad esempio un DNS orientato alla privacy come NextDNS o una VPN affidabile come Proton VPN possono ridurre parecchio la quantità di dati che finiscono in giro senza che ce ne accorgiamo.
Blacklight resta comunque un ottimo punto di partenza per capire cosa succede ogni volta che apriamo un sito.

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