Quando a ottobre 2025 Qualcomm ha annunciato l’acquisizione di Arduino, la community di appassionati di elettronica ha trattenuto il fiato: le acquisizioni da parte di grandi aziende raramente portano bene alle piattaforme open, e le preoccupazioni erano più che legittime.
Ora quelle preoccupazioni sembrano trovare conferma. Adafruit Industries, azienda molto rispettata nel mondo dell’hardware open source, ha lanciato un allarme pubblico su LinkedIn riguardo ad alcuni cambiamenti sostanziali nei termini di servizio e nella privacy policy di Arduino.
Cosa è cambiato davvero
Qualcomm ha modificato in modo piuttosto pesante i termini di servizio della piattaforma Arduino, introducendo clausole che stridono parecchio con i principi su cui Arduino è nato e cresciuto.
La sezione 7.1 dei nuovi termini prevede che Arduino ottenga una licenza perpetua e irrevocabile su tutto quello che carichi sulla piattaforma: codice, progetti, post nei forum, commenti. Tutto. E questa licenza rimane valida anche dopo che hai cancellato il tuo account.

Non solo: la licenza è royalty-free e sublicenziabile. Tradotto: Arduino può usare i tuoi contenuti come vuole, modificarli, distribuirli e anche concederli in licenza a terzi. Senza pagarti nulla, ovviamente.
Il problema del reverse engineering
C’è poi un’altra clausola che vieta esplicitamente di fare reverse engineering della piattaforma o di cercare di capire come funziona, a meno che Arduino non dia un permesso specifico. Per una piattaforma che si è sempre definita open, è quantomeno ironico.
Adafruit sottolinea giustamente che questa posizione contraddice i valori che hanno reso Arduino attraente per educatori, ricercatori e hobbisti. Il punto forte di Arduino è sempre stato proprio l’apertura e la possibilità di capire, modificare e imparare.
La questione privacy
La nuova privacy policy chiarisce che Arduino è ora completamente di proprietà di Qualcomm Technologies e che i dati degli utenti, compresi quelli dei minori, vengono condivisi con le altre aziende del gruppo Qualcomm. Un cambio di rotta significativo rispetto alla gestione precedente.
Le posizioni ufficiali
Qualcomm e Arduino hanno ribadito che l’acquisizione non altererà lo spirito della piattaforma e che le schede Arduino esistenti, costruite su microcontrollori non-Qualcomm, continueranno a essere supportate.
Detto questo, le preoccupazioni di Adafruit sono tutt’altro che campate in aria. I nuovi termini contengono un linguaggio molto ampio e invasivo, che stona parecchio per una piattaforma nata all’insegna dell’apertura e della trasparenza.
Per ora la parte hardware non sembra aver subito grossi cambiamenti, ma come Qualcomm e Arduino risponderanno a queste critiche dirà molto sul futuro della piattaforma. La comunità ha tutto il diritto di tenere gli occhi aperti.


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