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Proton VPN

Proton VPN espande la rete: tra nuovi server e promesse di velocità, quanto è reale il miglioramento?

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Proton VPN annuncia una nuova architettura VPN, un CLI per Linux e nuovi server gratuiti nel riepilogo 2025-2026. Analizziamo le novità senza filtri marketing: cosa cambia davvero per l’utente e quali sono i rischi della transizione tecnologica.

Nessun login, nessun IP salvato.

Proton VPN ha pubblicato il suo riepilogo stagionale per il periodo autunno-inverno 2025-2026, annunciando una serie di aggiornamenti strutturali che mirano a ridefinire l’esperienza utente. Al centro della comunicazione c’è il lancio di una nuova architettura proprietaria per il protocollo VPN, destinata a sostituire parzialmente l’attuale implementazione di WireGuard, ritenuta ormai insufficiente per la crescita esponenziale della base utenti.

La novità tecnica più rilevante riguarda proprio questo cambio di rotta. Secondo il comunicato ufficiale, la nuova codebase dovrebbe garantire connessioni più rapide e stabili, oltre a potenziare significativamente le capacità di aggiramento della censura. Per gli utenti Linux, arriva finalmente un’interfaccia a riga di comando (CLI), uno strumento molto atteso dalla comunità tecnica che permette di gestire le connessioni direttamente dal terminale senza passare per l’interfaccia grafica. Un’altra mossa operativa è stata la rimozione del supporto per il protocollo IKEv2 sull’app macOS, decisione giustificata dall’azienda come necessaria per concentrare le risorse sullo sviluppo della nuova infrastruttura ad alte prestazioni.

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Oltre il codice: l’espansione della rete e i piani gratuiti

Per quanto riguarda l copertura geografica, l’azienda ha confermato l’aggiunta di nuovi server gratuiti in diverse località, con un occhio di riguardo verso aree spesso trascurate come alcune zone dell’Asia e del Sud America. L’obiettivo dichiarato è ridurre la congestione e migliorare i tempi di risposta per gli utenti che utilizzano il piano free, finora limitato rispetto alle versioni a pagamento.

Tuttavia, è doveroso mantenere un certo scetticismo. Le dichiarazioni di Proton restano, al momento, promesse di marketing non ancora validate da test indipendenti. Non esistono ancora benchmark pubblici che confermino i presunti guadagni di velocità o la reale efficacia della nuova architettura anti-censura rispetto alle soluzioni consolidate del mercato. Inoltre, la transizione da un protocollo collaudato come WireGuard a una soluzione proprietaria introduce inevitabilmente un periodo di rodaggio: la stabilità dei nuovi server e la compatibilità con dispositivi di vecchia generazione dovranno essere verificate sul campo.

Promesse da verificare: il rischio della transizione

La rimozione di IKEv2 su macOS potrebbe inoltre creare disagi per gli utenti che dipendono da quel protocollo per configurazioni specifiche o per la compatibilità con certi router. Gli aggiornamenti software, specialmente quelli che toccano il cuore della connettività, richiedono sempre tempo per essere testati in scenari reali complessi.

L’espansione della rete è indubbiamente un passo positivo per un servizio che punta sulla privacy, ma la qualità effettiva del servizio non si misura sui comunicati stampa. Gli utenti sono invitati a monitorare le recensioni tecniche e i report di stabilità nei prossimi mesi prima di considerare questi annunci come un motivo sufficiente per cambiare provider o aggiornare l’abbonamento. La vera sfida per Proton non sarà solo aggiungere server, ma mantenere le promesse di performance senza compromettere la trasparenza che ha reso popolare il servizio.

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