Il cofondatore di Session, Chris McCabe, ha pubblicato un appello sul sito del progetto per chiedere donazioni alla comunità. Il messaggio è chiaro: la Session Technology Foundation, l’organizzazione svizzera che si occupa dello sviluppo del messenger, non ha le risorse per portare avanti il lavoro.
Session è un’app di messaggistica open source che punta tutto sulla privacy: niente numero di telefono per registrarsi, crittografia end-to-end e un sistema di instradamento a cipolla (simile a Tor) per proteggere i metadati degli utenti. Secondo McCabe, il servizio conta oltre 1,5 milioni di utenti attivi al mese.
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Il problema, spiega l’appello, è che ci sono aggiornamenti critici ancora in cantiere, in particolare il supporto alla perfect forward secrecy e alla crittografia post-quantistica, previsti nel nuovo Session Protocol V2. Senza fondi, questi lavori rischiano di restare incompiuti.
Il piano c’è, i soldi no
La strategia a lungo termine prevede un abbonamento Session Pro che dovrebbe garantire la sostenibilità economica del progetto. La beta è in sviluppo da mesi, ma il team dice di aver bisogno di più tempo per arrivarci, e quel tempo costa.
Va detto che nell’appello manca qualsiasi cifra: non si sa quanto serva, quanto manchi, né quanto duri la pista attuale. Il tono ricorda molto le campagne annuali di Wikimedia, con l’urgenza ben calibrata ma pochi dettagli finanziari. Difficile capire se Session sia davvero a un passo dalla chiusura o se si tratti di una spinta strategica per mobilitare la base.
Per chi usa Session o ci sta pensando, il codice resta disponibile su GitHub e le donazioni si possono fare dalla pagina dedicata.


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