Brave Leo

Brave Leo fa sul serio: arriva la privacy che puoi davvero verificare

Sapete qual è il problema con la maggior parte degli assistenti AI che usiamo ogni giorno? Che spesso dobbiamo fidarci ciecamente quando ci viene detto che “i tuoi dati sono al sicuro con noi”. Spesso non c’è nessuna prova, solo belle parole. Ma Brave ha deciso di cambiare le carte in tavola con una novità interessante per Leo, il suo assistente intelligente integrato nel browser.

Dalla fiducia cieca alla verifica reale

Brave ha appena lanciato in Brave Nightly (la versione sperimentale del browser) una funzione che usa i cosiddetti TEE – ovvero Trusted Execution Environments. Ok, il nome può fare paura, ma il concetto è più semplice di quanto sembri: sono delle stanze blindate dentro i processori che proteggono davvero i tuoi dati mentre l’intelligenza artificiale li elabora.

La differenza rispetto a prima? Adesso non devi più incrociare le dita e sperare che tutto vada bene. Puoi verificare crittograficamente che la tua conversazione con Leo sia davvero privata e che stai parlando con il modello AI che hai scelto (e magari anche pagato, se usi Leo Premium).

Il problema che stanno cercando di risolvere

C’è una cosa che pochi dicono ad alta voce: alcuni fornitori di chatbot potrebbero (e in certi casi l’hanno fatto) sostituire modelli AI costosi con versioni più economiche per risparmiare sui costi delle GPU. Tu paghi per GPT-4, ma magari sotto il cofano gira qualcosa di più scarso. Simpatico, no?

E poi c’è il rischio del “privacy-washing”: tutti promettono privacy, ma chi lo può davvero dimostrare? Con questa nuova implementazione, Brave si mette nei guai se bara, perché la verifica è matematica, non una questione di fiducia.

Come funziona in pratica

Al momento la funzione è disponibile con il modello DeepSeek V3.1 su Brave Nightly. Quando la selezioni, vedrai l’etichetta “Verifiably Private with NEAR AI TEE”. Ecco cosa succede dietro le quinte:

  1. Brave controlla una catena crittografica che va dal codice open source di NEAR fino all’hardware vero e proprio
  2. Verifica che le risposte arrivino da una GPU Nvidia genuina con TEE attivo
  3. Se tutto quadra, ti mostra un’etichetta verde di conferma
  4. A quel punto puoi chattare sapendo che nessuno (nemmeno il provider dell’API) può sbirciare i tuoi dati

Il bello è che tutta l’elaborazione avviene in un ambiente crittografato. Nessuno può vedere cosa chiedi o cosa ti risponde l’AI.

Cosa manca ancora

Brave cerca di essere onesta: questa è la fase 1. Ci sono ancora un paio di cose su cui stanno lavorando:

Performance: i TEE aggiungono un piccolo sovraccarico computazionale. Niente di drammatico secondo gli ultimi studi (quasi zero in alcuni casi), ma vogliono essere sicuri che non si senta rallentamento per gli utenti.

Verifica end-to-end: per ora è Brave a fare la verifica crittografica. L’obiettivo è permettere a te, utente, di riconfermare tutto direttamente dal browser. Tipo un “non fidarti di noi, controlla tu stesso”.

Perché è una figata (anche se non te ne frega niente della crittografia)

Ok, alla maggior parte delle persone non interessa sapere come funzionano gli hash crittografici o le GPU Nvidia Hopper. Ma il succo è questo: finalmente qualcuno nel mondo dell’AI sta dicendo “non devi credermi sulla parola, ecco le prove“.

È un po’ come passare da “giuro che non ho guardato nel tuo cassetto” a “ecco il lucchetto ancora chiuso e non manomesso”. E in un mondo dove gli assistenti AI sanno sempre più cose di noi, questa trasparenza verificabile non è un vezzo da nerd, è sacrosanta.


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