Oltreoceano sta succedendo qualcosa di curioso (e inquietante) nel mondo della ristorazione. Secondo quanto riporta The Verge, negli Stati Uniti OpenTable ha iniziato a mostrare ai ristoranti delle etichette generate dall’intelligenza artificiale accanto ai nomi dei clienti che prenotano. Tag come “spende più della media”, “recensore frequente” oppure “ordina spesso questi drink” compaiono automaticamente e sono costruiti incrociando i dati delle prenotazioni con quelli dei sistemi di cassa.
A far emergere la novità è stata Kat Menter, hostess in un ristorante stellato Michelin di Austin, Texas, che ha condiviso su TikTok quello che vedeva nel sistema di gestione delle prenotazioni.
Da dove arrivano questi dati
OpenTable si integra con diversi sistemi POS (i registratori di cassa digitali) diffusi negli Stati Uniti come Toast o Epos. Quando i dati di contatto combaciano con un account OpenTable, la piattaforma collega la visita al profilo del cliente registrando orario di arrivo, durata del pasto, dettagli sugli ordini e totale del conto.
L’aspetto più singolare è che non serve prenotare tramite OpenTable per finire profilati: basta avere un account e che il ristorante utilizzi un sistema di cassa compatibile. I dati vengono poi aggregati tra diversi locali, creando un ritratto delle abitudini alimentari che segue il cliente ovunque vada a mangiare.
Servizio migliore o sorveglianza?
OpenTable presenta la funzione come uno strumento per migliorare l’esperienza: lo staff può suggerire piatti in linea con i gusti del cliente o calibrare meglio i tempi del servizio. Ma le reazioni online sono state tutt’altro che entusiaste.
Per chi utilizza OpenTable negli USA e volesse limitare la raccolta dati, nelle impostazioni dell’account è possibile disattivare la condivisione con i sistemi di cassa. Una precauzione che probabilmente in pochi conoscevano.


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